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domenica 13 maggio 2018


“Portare addosso i neonati e i bambini non vuol dire solo trasportarli ma rappresenta una modalità unica di sostegno emotivo nella relazione nascente con il proprio bebè” 


Nella settimana europea del babywearing che oggi giunge al termine (dal 7 al 13 maggio 2018) voglio dedicare una riflessione e un racconto al portare in fascia, un mondo meraviglioso che ho scoperto con la nascita di Diego e che mi ha donato una visione completamente diversa dell'accudimento di un neonato e dell'essere genitore. Babywearing significa letteralmente "indossare il proprio bambino". In tutto il mondo, da sempre, i bebè vengono portati addosso con supporti e modalità differenti: in Africa si usano teli di cotone di circa 2 metri, in Cina il mei tai, in Messico il rebozo, in Italia (dove trionfa la genitorialità a basso contatto) a farla da padrone è il fantomatico trio navicella-ovetto-passeggino, la cui scelta mi ha fatto impazzire con la nascita di Enea, il mio primo figlio. 



Con Diego per fortuna le cose sono cambiate. Vi racconto come ho scoperto la "cultura del portare" ancora troppo poco conosciuta in Italia ma che, fortunatamente, piano piano sta iniziando a diffondersi.  

Ho incontrato questo mondo in un modo apparentemente casuale, forse perché dovevo, proprio come quelle cose che arrivano ed è come se ci fossero sempre state. Ad oggi mi viene da pensare che in realtà ognuno di noi attrae ciò che sta trasmettendo. Posso collocare l'inizio della mia curiosità per il babywearing qualche anno fà, quando ad una fiera del turismo incontro Elisa e Luca, una coppia di travel blogger, che molto agevolmente giravano per gli stand con il loro bimbo neonato in fascia. Ricordo i loro visi felici, il loro entusiasmo, la loro autonomia di movimento in mezzo a quel caos e ricordo nitidamente di aver fatto loro le solite domande che ora vengono poste a me: "Ma come fate senza passeggino? Non vi pesa? Ma siete sicuri che il bambino stia comodo?" Spero di non aver posto la più classica: "Ma Respira lì dentro?" :) 

Elisa e Luca sul loro blog www.miprendoemiportovia.it hanno condiviso questo loro percorso di babywearing e hanno dimostrato attraverso i loro racconti di viaggio tutte le potenzialità della fascia portabebè. Quando sono venuti nelle Marche l'estate scorsa con il loro bimbo, ormai cresciuto, io aspettavo Diego. Ricordo una cena deliziosa a Senigallia, ricordo che mentre mangiavamo pesce e sorseggiavamo vino con i piedi nudi sulla sabbia mi è tornato in mente quell'incontro di alcuni anni prima. Ascoltando i loro racconti inizia a solleticarmi l'idea di approfondire. Dopo qualche giorno Elisa mi manda la lista dei libri letti durante la sua gravidanza; alcuni titoli mi colpiscono e inizio a curiosare su Amazon. Scopro così la casa editrice Il leone verde e la collana Il bambino naturale. Mi si apre un mondo fatto di genitorialità ad alto contatto, di ascolto ed accoglimento dei bisogni del neonato. Acquisto quattro titoli, uno più bello dell'altro (Il libro Portare i piccoli è il primo che leggo ed è stato illuminante) che mi fanno compagnia durante la mia maternità e mi accompagnano in un viaggio dentro di me, fino alla mia infanzia, alla scoperta della bimba che sono stata e che ogni tanto ritorna a farmi visita. È stata anche lei a guidarmi nella scelta. Volevo riscattarla. Lei è stata figlia di genitori a bassissimo contatto ed io sono diventata l’opposto perché credo fermamente che attraverso un attaccamento sicuro possiamo rendere i nostri figli più liberi. 



Dopo questo incontro il mio viaggio continua e mi porta a conoscere Federica, colei che diverrà la mia consulente del portare. Anche lei è arrivata in modo apparentemente casuale, tramite un gruppo di mamme su FB che mi fanno scoprire che ha una fascioteca. Non sapevo che esistessero luoghi dove acquistare e noleggiare fasce, dove incontrarsi con altre mamme e condividere un percorso. Vado ad un incontro informativo e sento di essere nel posto giusto. 



Lo stesso giorno, una bella giornata di sole d'ottobre, al mercato incontro una bellissima mamma conosciuta anni fa e come per magia iniziamo a parlare di fasce. Lei condivide con me la sua indimenticabile esperienza del portare sua figlia, dalla fascia elastica al marsupio passando per la rigida e tra una chiacchiera e l'altra mi propone di prestarmi la sua elastica. Averla ricevuta in prestito per lei ha avuto un grande valore e per questo è felice di donare a sua volta una carezza ad un nuovo bimbo che nascerà. La fascia elastica è la più breve in durata. Si può indossare fino ai 6 kg del piccolo, per questo il suo uso è molto limitato. Questa è la fascia che ha accolto Diego a tre giorni di vita. Una sorta di trade union fra la vita intra ed extra uterina. Dalle pareti elastiche ed accoglienti dell’utero al tessuto morbido e sostenitivo della fascia, sempre cuore a cuore con la mamma, il porto sicuro di ogni bambino. 


Il viaggio continua con una consulenza insieme al mio compagno durante la quale Federica ci insegna alcune legature e ci racconta di questo mondo meraviglioso. All'inizio mi sento impaurita da quei giri di stoffa intorno al corpo. Poi piano piano quelle giravolte, quelle piroette di cotone assumono un loro senso ed inizio a portare il mio pancione con grande sollievo della mia schiena. Consiglio a tutti coloro che vogliono approcciarsi a questo mondo un colloquio con una “consulente del portare”, una figura formata, qualificata e competente su questo tema che accompagna la mamma, il bambino e tutto il sistema familiare verso la genitorialità a contatto a partire dal portare “fisicamente” il proprio figlio mediante supporti idonei ed ergonomici. 


Il viaggio non si ferma. La mia curiosità mi porta al gruppo FB "Piazzetta Babywearing" dove inizio a decifrare le sigle, le grammature, a distinguere le marche e a individuare il mio gusto. Interagisco nel gruppo e a rispondermi sono anche due mamme mie compaesane che scopro essere due esperte portatrici. Sono felice di essere arrivata in questo mondo di mamme che danno valore al contatto con i propri figli, elemento che, come me, considerano imprescindibile per un sano rapporto genitoriale e per far crescere i nostri bimbi sicuri e liberi. Dopo aver familiarizzato con il gruppo mi affaccio incuriosita sugli album di vendita delle fasce usate. Scopro che le fasce non si svalutano e acquistarne di usate può essere un valore aggiunto. Perché la fascia va domata. Il tessuto più lo si usa e più si ammorbidisce e la carezza al nostro bambino sarà ancora più dolce.


Qui incontro la mia prima fascia. Il mio colore. La mia texture. La guardo e la riguardo ed è proprio lei quella che voglio per portare mio figlio: una Didymos Metro Eden di un bel colore verde. Verde come l'armonia, verde come la speranza di un meraviglioso futuro per il mio nuovo nato. Caso vuole, ma ormai come sapete non credo più che sia un caso, che questa fascia mi porti sul sito di Allegri Briganti dove rincontro Virginia, conosciuta anni fa su Twitter. Lei è l'ideatrice di Allegri Briganti, uno shop online di abbigliamento per bambini con una sezione apposita dedicata al babywearing. Virginia mi racconta che la fascia è una sua creazione, che ne sono stati prodotti solo 30 pezzi e che è appena nata. Che emozione! Tutto questo mi riempie il cuore di gioia e mi porta a pensare che è proprio vero "In ogni istante, anche adesso, stai attraendo ciò che stai trasmettendo." La sua gentilezza e disponibilità mi fanno sentire accolta e avvolta in un caldo abbraccio. E così decido di acquistarla. Due giorni dopo è già a casa mia. Giusto il tempo di lavarla e stirarla ed è già addosso. La vivo, la accarezzo ed è morbidissima e sta da dio anche al mio compagno che si scoprirà anche lui un papà canguro.


Dopo di lei sono arrivate altre fasce, di altri blend, di altre lunghezze, per soddisfare le esigenze del bambino che cresce e la mia curiosità di sperimentare sempre qualcosa di nuovo. Ognuna di esse ha una sua meravigliosa storia e mi piace pensare che se sono arrivate a me ci sia un motivo. Dietro a questi magici pezzi di stoffa c'è un lavoro appassionato e donne meravigliose che con amore e professionalità scelgono i tessuti e le texture migliori rispettando i requisiti di sicurezza. Il babywearing è una modalità di accudimento economica e sostenibile, c'è infatti chi sceglie di utilizzare una sola fascia per tutto il percorso che di solito va da 0 ai 36 mesi del bambino.



Concludo con una riflessione letta sul libro "Portare i piccoli" di Esther Weber, che consiglio a tutti coloro che sono interessati all'argomento
Cosa significa per il bambino essere tenuto cuore a cuore? "Significa tenerlo al riparo dai pericoli di sovraesposizione sensoriale, di eccitazione insopportabile proveniente dal mondo esterno, tenerlo dentro, al caldo, favorendo un senso di continuità con lo stato gestazionale e un passaggio graduale al mondo. La fascia soddisfa tutto questo favorendo uno sguardo sul mondo da una posizione privilegiata, in groppa alla mamma o al papà. La fascia offre ali e radici: perché da una parte rafforza il legame e dall'altra favorisce uno slancio verso l'autonomia. Quando il bimbo sarà pronto ed avrà nel suo bagaglio la giusta dose di contatto trasformerà la dipendenza in energia che gli permetterà il distacco. Quanto il legame primario è stato armonico e sintonico quanto più il futuro adulto saprà concedersi al mondo, saprà amare. È riconosciuto dalla neuroscienze e dalla psicoanalisi che una mente ha bisogno di un'altra per farsi e sentirsi viva, proprio come un corpo ha bisogno di un altro per esistere. L'abbraccio della madre al suo bambino gli rimanda il pieno senso di essere vivo."

Info utili

  • Per saperne di più sul mondo del babywearing vi consiglio il libro "Portare i piccoli" di Esther Weber 
  • Vi segnalo i siti delle principali scuole italiane dedicate al babywearing dove potrete trovare approfondimenti tecnici e scientifici: scuoladelportare.it - babywearingitalia - portareipiccoli.com
  • Se volete iniziare a portare il vostro bambino vi consiglio di contattare una Consulente del Portare: una persona competente che ha effettuato una completa formazione teorico- pratica per svolgere la sua attività. 
  • Per scoprire le istruttrici/consulenti della vostra regione cliccate qui, qui o qui






sabato 5 maggio 2018

Eccomi di ritorno dalla nostra prima vacanza in quattro. Sono stati tre giorni meravigliosi passati alla scoperta di alcune località dell’Umbria e della Toscana. Nello spazio intimo del camper, dove al tempo del viaggio si unisce quello della nostra vita insieme, ho avuto la conferma che Quattro è il mio numero perfetto! Sono felice di questa nuova dimensione. La sento mia. La sento nostra.





La prima tappa del nostro viaggio è stato il Lago Trasimeno, il più antico d’Italia che ci ha accolto con un primo assaggio d’estate. Ad incuriosirci più di ogni altra cosa sono state le sue isole: l’isola Polvese (la più estesa), l’isola Minore (la più piccola e disabitata) e l’Isola Maggiore, ricca di testimonianze storiche e artistiche. Scegliamo quest'ultima per una breve visita che ci ha permesso di scoprire un suggestivo angolo d'Italia.



Abbiamo preso il traghetto da Castiglione del Lago e nel giro di mezz'ora eravamo sull’isola che mi è sembrata sin da subito interessante. Impervia e selvaggia. Dalla piazzetta principale si snoda l'unica strada a mattoni rossi da cui si affacciano le abitazioni in pietra che erano le antiche case dei pescatori.



Finita questa strada parte un sentiero sterrato che ci conduce fino alla sommità dell'isola. Mentre mi inerpicavo con Diego, che beatamente dormiva in fascia, su una stradina di terra, scoscesa e sassosa, ho pensato a ciò che mi avrebbe impedito di fare il passeggino. Ogni giorno ringrazio la fascia, questo magico pezzo di stoffa che ho avuto la fortuna di scoprire prima che Diego nascesse.

Arriviamo sulla sommità dell'Isola, incontrando nel tragitto svariati fagiani che scopriremo poi essere gli attuali abitanti dell'isola insieme alle 15 persone che ci vivono tutto l'anno. Ci sono circa 200 fagiani in tutta l'isola e sono arrivati da qualche anno. Prima di loro questa terra era popolata da conigli selvatici. Ce n'erano a migliaia e la vegetazione era quasi scomparsa. Si sono poi autoestinti, non si sa bene come, anche se forse si può immaginare ma non vi è certezza. A raccontarci queste storie sono Massimo e Maria, una coppia incontrata in prossimità della chiesa di San Michele Arcangelo (in foto), da dove si può ammirare una bella vista sul lago. 




Maria è nata qui e ci è vissuta fino alle scuole elementari. Ora ci viene quando ha voglia di rilassarsi e la sua casa si affaccia sul portale della bella chiesa di San Salvatore. Conosce l'isola come le sue tasche, e si ricorda di quando scorrazzava per quei sentieri con le sue amiche di infanzia. Massimo ci racconta quanto sono belli i tramonti da lassù, quando alle 20 parte l'ultimo traghetto e l'isola si svuota, il cielo si colora di rosso e la natura regna sovrana. Dice di non averne mai visti di così infuocati in altri luoghi. Pare sia una caratteristica del lago che attira molti fotografi. Massimo e Maria ci accompagnano alla scoperta delle tracce di San Francesco che sull'isola vi ha trascorso una quarantena nel 1211. La leggenda narra che su di un masso vi siano ancora impressi i segni dei suoi gomiti e delle sue ginocchia. Poco più in alto, oggi riparato da una cappellina, un altro masso fece da giaciglio al Santo durante il suo soggiorno. Qui si trova anche una statua che lo raffigura a testimonianza del luogo del suo sbarco. Questo piccolo angolo di quiete e spiritualità è il punto più caro agli isolani devoti e a tutti i pellegrini (in foto).



Dopo questa bellissima scoperta salutiamo in fretta Massimo e Maria per tornare al traghetto. Partiamo con la felicità di chi è stato accolto con grande ospitalità constatando per l'ennesima volta che il bello del viaggio sono gli incontri. L'altro che si racconta, che ti regala un ricordo, un'esperienza che a volte vale il viaggio. 


In traghetto la luce è bellissima, il lago risplende, Enea gioca a memory, io guardo Diego che da dentro la fascia osserva il mondo curioso e attento. Mi sembra un momento perfetto, forse uno di quelli in cui tutti i pianeti sono allineati e non desidero nient'altro che stare lì con la mia famiglia. In quel pezzetto di mondo, in mezzo ad un lago, su un traghetto con in braccio la mia felicità.


Questa meravigliosa atmosfera ci accompagna per tutta la serata che prosegue verso Castiglione del Lago, su una ripida salita che ci porta al castello. La luce del quasi tramonto allunga le ombre e illumina tutto di una luce dorata. Le torri merlate, i bastioni, le porte: tutto sembra rimasto intatto dal 1247 quando Federico II di Svevia decise di costruire il Castello del Leone che con la sua forma pentagonale pare sia ispirata alla costellazione del Leone.



La nostra giornata termina con una buona cena a base di pici, una sorta di tagliatelle/spaghetti tipici della zona e una schiaccia, una specie di pizza condita con crudo, rucola, parmigiano, pomodorini e bufala (in foto). 




A volte basta poco, a volte basta semplicemente "esserci" per cogliere ciò che la vita ci sta regalando.

Info utili

venerdì 10 aprile 2015

La Pasqua piovosa di quest'anno ci ha costretti a casa e ha stimolato la nostra fantasia. Per la prima volta abbiamo sperimentato la decorazione delle uova. Con colori da dipingere e ritagli di carta è possibile creare una bella collezione di uova decorate da raccogliere in un cestino o usare come centro tavola, e perché no, anche come segnalibro.



Non è detto che si debba fare solo a Pasqua, può essere un gioco da ripetere quando vogliamo perché la chicca di queste uova è che si possono svuotare e utilizzare. Ecco un piccolo video per voi e in seguito alcune indicazioni pratiche. Buon divertimento!


Occorrente: uova, chiodino, stecchino lungo



Ecco come fare passo passo:

1. Con il chiodino fai un buchino nelle due estremità dell'uovo.
2. Mettiti sopra una ciotola e soffia nel buco per far uscire il tuorlo e l'albume.
3. Sciacqua il guscio sotto l'acqua fredda e mettilo ad asciugare.
4. Decora le uova a piacere con pennelli, colori acrilici, pallettes, lustrini, ritagli di giornale.

5. Per dipingerle meglio abbiamo inserito le uova negli stecchini lunghi e attaccate con l'attack alle due estremità. In questo modo possono diventare anche dei comodi segnalibro :)





venerdì 25 luglio 2014

Chi l'ha detto che il Paese dei Balocchi non esiste!? Udite udite…esiste eccome e si trova nelle Marche, a Serra San Quirico, uno splendido borgo immerso nella natura del Parco Naturale Regionale della Gola della Rossa che da 19 anni si trasforma per 5 giorni nella patria del divertimento del burattino più famoso del mondo con un evento libero e gratuito per tutti, grandi e piccini (gli adulti possono entrare solo se accompagnati da minorenni). Siete pronti a partire insieme a noi in un meraviglioso viaggio nella fantasia? Oggi vi racconto la nostra esperienza dell'anno scorso con un piccolo reportage fotografico. Approfittatene quest'anno, avete tempo fino al 27 luglio!



Giochi all'aperto, pittura, animazioni, cantastorie, burattini, leccornie varie e una rassegna teatrale per ragazzi…tutto questo e molto di più è il Paese dei Balocchi, un evento ludico interamente dedicato all'infanzia e una buona occasione per scoprire un paese pittoresco che sembra una grande nave di pietra incastonata tra il verde dei colli alle falde del Monte Murano!


Il percorso di snoda tra le stradine del paese, rigorosamente chiuse al traffico, e come tutti i paesi dei balocchi che si rispettino per entrare bisogna passare dalla dogana. Qui ad ad ogni bambino viene rilasciata una carta d'identità con l'impronta del pollice. Che gioia vederli soddisfatti con in mano il loro documento d'ingresso! Enea era molto concentrato. Perché giocare, si sa, è una cosa seria!


Appena superata la dogana ai bambini crescono le orecchie d'asino e si inizia il percorso addentrandosi nelle fascinose Copertelle, camminamenti al coperto, realizzati nel 1200, per controllare e proteggere la roccaforte da eventuali invasioni, ricavate sopra le mura di cinta e sovrastate dalle abitazioni. Qui si entra nella pancia della Balena e si prosegue per i vicoli e le piazzette del borgo animati da spazi ludici, laboratori, giochi antichi che coinvolgeranno grandi e piccini in un'avventura indimenticabile e fantastica.

Camminando per le vie del borgo si incontrano i personaggi della fiaba, come Lucignolo, il perfido Mangiafuoco e tanti altri ancora. Troverete inoltre alcuni stand gastronomici con leccornie e cucina tipica locale, curati dai cittadini di Serra San Quirico, dai ristoratori locali e dall’associazione polisportiva che volontariamente ogni anno collaborano alla buona riuscita della manifestazione.





Il percorso termina nella bella piazza del paese colorata da tante bandierine. Qui si fa un salto indietro nel tempo alla scoperta dei giochi antichi con cui si divertivano i nostri nonni. E poi c'è uno spazio per lo spettacolo delle bolle di sapone giganti.


La fantasia è l'elemento fondamentale, la linfa primaria per ogni bambino e in questo piccolo regno incantato potranno dare libero sfogo a tutta la loro creatività. Termino con una frase di Bruno Munari che mi sta particolarmente a cuore: 
"Giocare è una cosa seria! I bambini di oggi sono gli adulti di domani: aiutiamoli a crescere liberi da stereotipi perché un bambino creativo è un bambino felice!"

Info utili
-Il Paese dei Balocchi ha la durata di 5 giorni con apertura dalle 17.00 alle 20.00 con ingresso libero e gratuito (dal 23 al 27 luglio 2014). Per supportare parzialmente le spese sostenute sarà allestito l’Albero dei cinque zecchini, un grande albero di cartapesta dove il pubblico potrà lasciare, liberamente, un’offerta.

Ente Promotore: Comune di Serra San Quirico
Organizzazione e Direzione artistica: Associazione Teatro Giovani

-E’ garantito un servizio di parcheggio alle porte della cittadina, con servizio di Bus Navetta.

-Il Paese dei balocchi è anche una rassegna teatrale per ragazzi, ogni sera alle 21,30 si alterneranno compagnie, provenienti da tutto il territorio nazionale. Per questa attività è previsto un biglietto d’ingresso popolarissimo.

Cosa fare e vedere a Serra San Quirico? Clicca qui.

Ti potrebbe interessare anche: un itinerario da me sperimentato nella zona del Parco gola della Rossa e di Frassassi: clicca qui.




martedì 15 luglio 2014

La dolcezza della crema, la freschezza della frutta, la fragranza e la morbidezza della pasta frolla. La mia merenda preferita? Una bella fetta di crostata alla crema. Io la adoro in tutte le stagioni. Questa è una variante estiva con pasta frolla aromatizzata al limone, crema e frutta. Ho scelto pesche e kiwi ma la si può realizzare con la tipologia di frutta che si preferisce. Il procedimento è semplice e veloce e il risultato è assicurato. Provare per credere...e per deliziare il vostro palato!

Ingredienti

FROLLA
1 uovo
100 g di zucchero
100 g di burro
220 g di farina 00
1/4 di buccia di limone
1 pizzico di sale

CREMA BIMBY
1 pezzetto di buccia di limone
100 gr di zucchero
500 gr di latte intero
2 uova
40 gr di farina

DECORAZIONE
1 pesca
1 kiwi

Procedimento

1. Preparare la pasta frolla

  • inserire nel boccale la buccia del limone e lo zucchero e frullare: 10 sec vel. turbo
  • aggiungere l'uovo, il  burro a pezzi, la farina e il pizzico di sale, impastare: 30 sec vel 5
  • togliere la frolla dal boccale e metterla a riposare nel frigo per circa 30 minuti, avvolta nella pellicola per alimenti

2. Stendere la frolla in uno stampo rotondo da 28 cm e bucherellare la superficie con una forchetta.

3. Ricoprire lo stampo con carta da forno e versare dei legumi secchi (ceci o fagioli) sopra la stessa per la cottura cosiddetta "alla cieca" che viene utilizzata per preparare basi perfette di crostate o torte salate, che poi potete farcire con un ripieno che non prevede cottura, o pochi minuti, come ad esempio confetture e creme pasticcere.

4. Infornare a 180° per circa 15-20 minuti. Passato questo tempo togliere i fagioli e la carta forno e far cuocere la base della crostata altri 5-10 minuti.

5. Preparare la crema bimby

  • mettere nel boccale la buccia di limone e lo zucchero, polverizzare: 20 sec. vel.7
  • aggiungere il latte, le uova, la farina, cuocere: 7 min. 90° vel. 4

6. Versare la crema nella base della crostata e infornare di nuovo per altri 10 minuti circa. Controllare che la crema non diventi scura e si bruci. 

7. Dopo averla fatta raffreddare guarnire la crostata con la frutta fresca

Enea ha apprezzato molto! :)







venerdì 2 maggio 2014

Rieccomi con una buonissima ricetta scovata in rete per riciclare le uova di cioccolato. Il cioccolato della uova può essere sostituito da cioccolato fondente, al latte, bianco o nutella (a seconda dei vostri gusti). La chicca è la frolla aromatizzata all'arancia che si abbina benissimo alla cioccolata. Il procedimento è facile e veloce e il risultato è ottimo.

Perché ogni tanto un po' di dolcezza non guasta...anzi ci fa bene all'umore e ci ringiovanisce :)

Di seguito troverete il procedimento con o senza Bimby.






Ingredienti:
FROLLA
1 uovo
100 g di zucchero
100 g di burro
220 g di farina 00
la buccia di mezza arancia
1 pizzico di sale

CREMA DI CIOCCOLATO
250 g di uova di cioccolato di qualsiasi tipo
250 g di ricotta
50 g di zucchero
1 uovo
il succo di mezza arancia

Esecuzione Bimby:
Frolla
-inserire nel boccale la buccia dell'arancia e lo zucchero e frullare: 10 sec vel. turbo.
-aggiungere l'uovo, il  burro a pezzi, la farina e il pizzico di sale, impastare: 30 sec vel 5.
-togliere la frolla dal boccale e metterla a riposare nel frigo per circa 30 minuti, avvolta nella pellicola per alimenti

Farcia
-inserire il cioccolato delle uova spezzettato nel  boccale e tritare: 5 sec vel 8-9.
-sciogliere: 5 minuti 50° vel 3.
-aggiungere la ricotta, il succo della mezza arancia, l'uovo e lo zucchero: 20 sec vel 4.
-stendere la frolla in uno stampo rotondo da 28 cm e bucherellare la superficie con una forchetta. 
-versare la farcia sulla frolla e livellarla bene.
-infornare a 180° per circa 30 minuti, una volta pronta lasciare ancora per 5 minuti nel forno spento.


Esecuzione senza Bimby:
Frolla
-frullare lo zucchero con la buccia della mezza arancia fino a farlo diventare una poltiglia
-versare in una pirofila l'uovo, il  burro fuso, la farina e il pizzico di sale
-impastare fino a farla diventare una bella palla liscia
-mettere la frolla a riposare nel frigo per circa 30 minuti, avvolta nella pellicola per alimenti

Farcia
-sciogliere il cioccolato in un pentolino oppure usare la nutella
-amalgamare la ricotta, il succo di mezza arancia, l'uovo e lo zucchero
-stendere la frolla in uno stampo rotondo da 28 cm e bucherellare la superficie con una forchetta 
-versare la farcia sulla frolla e livellarla bene
-infornare a 180° per circa 30 minuti, una volta pronta lasciare ancora per 5 minuti nel forno spento

E voilà, eccola pronta da gustare! Sopra ho aggiunto lo zucchero a velo e decorata con delle stelline.


Al mio bimbo è piaciuta tantissimo. È adatta per la colazione e per la merenda. 


Buon appetito! 


 
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